Saturday, December 05, 2020
Business in dusty rose

Lavoro flessibile: il sogno dei millennial

Come la flessibilità ha superato la voglia di garanzie

E’ lontano anni luce il periodo in cui il sogno di ogni adulto era di trovare un lavoro con stipendio fisso, ferie pagate e quattordicesima. I giovani d’oggi – e mi ci metto in mezzo anche io – hanno una visione della vita lavorativa decisamente più… flessibile. E’ questo il termine corretto che descrive una nuova tipologia di lavoro che avete sicuramente sentito nominare in precedenza. In Italia si usa chiamarlo, erroneamente, “smartworking” (ma sull’intenzione italiana di voler definire tutto “smart” verrà scritto prima o poi un post a parte!), il termine più adatto per quanto riguarda l’italiano è proprio lavoro flessibile. 

Secondo uno studio condotto dalla Global Workspace Survey di IWG tra le principali esigenze dei lavoratori italiani, vi è la flessibilità, un valore che fino a qualche anno fa riceveva ben poche preferenze. Ma perché si sente il bisogno di flessibilità? Le ragioni sono molteplici, prima tra tutte la possibilità di adattare alle proprie esigenze personali la giornata lavorativa. Come riferisce Carola Adami, CEO di Adami & Associati – la società di head hunting leader nella ricerca e nella selezione di personale qualificato- «Godere di una certa flessibilità significa dunque poter lavorare all’infuori dei tipici orari di lavoro e lontano dalla sede aziendale, attività che ovviamente vengono incentivate dalle nuove tecnologie».

Ci si può chiedere se questo modus operandi favorisca anche le aziende, e si può affermare con certezza che la flessibilità rende un dipendente più felice e di conseguenza più produttivo, con un guadagno importante per i profitti aziendali. Non ci dobbiamo stupire, però, se in Italia il lavoro flessibile è ancora visto con occhio scettico, lo stivale tende ad accettare a fatica le novità, figurarsi un modo di lavorare che dia la sensazione di non poter essere controllare al 100%. 

Parlando di numeri, i dipendenti italiano si pongono a favore della flessibilità: l’86% degli intervistati, per lo studio condotto dalla Global Workspace Survey di IWG, infatti, afferma che privilegerebbe certamente un’offerta di lavoro che contempli la flessibilità di fronte a un’altra similare ma senza quest’ultima caratteristica. A frenare sarebbero, come già detto, le imprese: stando al 73%degli intervistati, l’implementazione di politiche volte alla flessibilità viene rallentata proprio dalla mentalità tradizionalista dei vertici aziendali.

Il fenomeno flessibile è ormai in atto e non sembra voler cedere terreno, infatti, per il 70% dei rispondenti il lavoro flessibile rappresenta la normalità, laddove più del 50% degli intervistati spiega di lavorare lontano dalla sede aziendale per almeno metà delle ore settimanali. 

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